Cronaca 

Corruzione, archiviata l’inchiesta su Roberto Spinelli. Il gip: «Dribblato dal padre Aldo»

Secondo il giudice per le indagini preliminari Paola Faggioni c’è il dubbio che il figlio dell’imprenditore portuale «avesse piena consapevolezza del patto corruttivo esistente tra il padre e Giovanni Toti». In sostanza, il padre nulla gli avrebbe fatto sapere, e, sapendolo contrario, lo aveva tenuto fuori da tutto. Quando lui si era reso conto di una delle manovre dell’anziano genitore, era riuscito a bloccare uno dei cinque finanziamenti disposti dal genitore

Il gip Paola Faggioni ha archiviato oggi l’indagine su Roberto Spinelli, figlio dell’imprenditore della logistica Aldo nell’ambito dell’inchiesta per corruzione che ha coinvolto l’anziano imprenditore portuale, l’ex presidente della Regione e l’ex presidente dell’Autorità Portuale. Anche i pm Federico Manotti e Luca Monteverde avevano chiesto l’archiviazione perché a loro avviso Roberto Spinelli «non avrebbe avuto autonomia valutativa e propositiva». Addirittura, quando Roberto aveva scoperto cosa il padre stava facendo era riuscito a bloccare uno dei cinque finanziamenti disposti da Aldo Spinelli attraverso le società del gruppo.

«Dalla lettura del provvedimento si evince come le dichiarazioni di assoluta estraneità alla vicenda rese da Spinelli già dall’interrogatorio di garanzia del maggio 2024 abbiano trovato puntuale conferma negli accertamenti svolti e nelle risultanze processuali tanto da non consentire neanche l’inizio dell’azione penale» recita una nota dello stesso Roberto Spinelli, che commenta: «Sono soddisfatto. Con questo provvedimento si chiude una vicenda che mi ha ingiustamente coinvolto e che, per tanti mesi, mi ha esposto ingiustamente a una “gogna mediatica” senza che io o le società coinvolte avessimo mai commesso alcunché di illecito».

Il padre di Roberto, l’ottantacinquenne Aldo, ha impugnato i tre anni e tre mesi di condanna concordata per corruzione propria, e, dopo aver patteggiato la pena, ha presentato ricorso in Cassazione. Lo hanno fatto per lui gli avvocati, gli stessi del figlio, Alessandro Vaccaro ed Andrea Vernazza, che hanno motivato il ricorso sostenendo «l’errata applicazione della legge» sostenendo che c’è stata una diversa qualificazione del reato. Il giudice ha contestato la corruzione propria nei confronti di dell’allora presidente dell’Autorità Portuale, Paolo Emilio Signorini, quando invece l’autorizzazione ad occupare le aree demaniali era stata rilasciata dall’Enel.


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